
Doom: The Dark Ages, L’Inferno Medievale Scatena La Furia!
- Doom: The Dark Ages: prequel ambientato nei secoli bui di Argent D'Nur.
- Hugo Martin paragona lo Slayer a una fortezza mobile di metallo.
- Potenzia armi e scudo immolando oro e gemme agli Altari delle Sentinelle.
Cronache di un futuro passato
Oggi, 01/04/2025, alle ore 12:39, il mondo del gaming è in fermento per l’imminente arrivo di Doom: The Dark Ages. Annunciato durante l’ultimo showcase estivo di Xbox, questo titolo ha generato un’ondata di entusiasmo tra i fan, attratti dalla promessa di un’esperienza che fonde il brutale universo di Doom con un’ambientazione medievale-fantascientifica. Il gioco si preannuncia come un prequel, ambientato nei “secoli bui” di Argent D’Nur, offrendo un gameplay che omaggia i classici della serie, pur introducendo elementi innovativi.
Doom: The Dark Ages ci trasporta in un futuro passato, un medioevo ipertecnologico dove il popolo degli Argenta è minacciato da un’invasione demoniaca guidata dal signore oscuro Ahzrak. Le Sentinelle della Notte, pur valorose, non riescono a contenere l’impeto delle orde infernali, costringendo Re Novik a schierare il Doom Slayer, un’arma vivente controllata dai Maykr. Inizialmente, lo Slayer è rappresentato come un burattino nelle mani dei Maykr, che sfruttano la loro tecnologia per sopprimere la sua volontà e indirizzare il suo odio verso i demoni. Questo aspetto inedito della lore di Doom si colloca tra la “deificazione” dello Slayer e l’Empia Crociata, il conflitto che precede gli eventi del capitolo del 2016.
Id Software sembra intenzionata a esplorare la storia in modo più approfondito, arricchendo la narrazione con dettagli che tradizionalmente erano relegati alle pagine del Codex. Tuttavia, il fulcro dell’esperienza rimane il gameplay, un mix di furia e azione che combina elementi medievali con lo shooting frenetico tipico di Doom, calibrato per richiamare le radici della serie, ma senza rinunciare a novità significative.
Un gameplay viscerale e ben congegnato
Hugo Martin, il direttore del gioco, ha paragonato il Doom Slayer di The Dark Ages a una fortezza mobile di metallo, evidenziando un ritorno a dinamiche di gioco più radicate al suolo, simili ai titoli originali, anche se con un’andatura meno concitata rispetto a Doom Eternal.
La centralità dello scudo-motosega e del combattimento corpo a corpo, insieme alla portata ridotta delle armi da fuoco, incoraggia i giocatori ad assaltare i nemici, chiudere le distanze e sfruttare ogni strumento a disposizione. Lo scudo permette di parare la maggior parte dei colpi, a condizione di non esaurire la barra dell’interfaccia, e di deflettere gli attacchi contrassegnati in verde, eseguendo parry che danneggiano o stordiscono gli avversari. Le armi corpo a corpo hanno peculiarità specifiche che influenzano gli effetti in combattimento e i tempi di ricarica. Il mazzafrusto, ad esempio, danneggia i nemici vicini e può scatenare un triplice attacco, ma ha tempi di ricarica più lunghi rispetto al guanto d’arme, più efficace negli scontri uno contro uno.
Le uccisioni epiche, eseguibili dopo aver indebolito un nemico, non consumano cariche melee e si traducono in esecuzioni istantanee. Sebbene questa scelta minimizzi le interruzioni del gameplay, potrebbe influire sulla spettacolarità del combattimento. The Dark Ages abbandona l’iperfocus sulla gestione delle risorse presente in Doom Eternal, ma il sistema rimane integrato con l’intero spettro delle capacità dello Slayer. Il nuovo assetto del gameplay si rivela profondo, come dimostra l’ampia gamma di funzionalità associate allo scudo, che può essere lanciato contro i nemici con diversi effetti situazionali. Oltre a infliggere danni, lo scudo-motosega può conficcarsi nella carne di un avversario, stordendolo, o scatenare esplosioni all’impatto con armature e barriere arroventate.
L’arsenale del Doom Slayer offre una varietà di armi, ognuna con due varianti intercambiabili con caratteristiche differenti. Ad esempio, il Reaver Chainshot, un’arma “fantamedievale” che spara una massiccia palla incatenata, aggiunge un tocco stilistico unico. Un sistema di progressione promette di alterare significativamente l’efficacia marziale del protagonista.

Una progressione promettente e un level design efficace
Il Doom Slayer potrà potenziare la sua dotazione raccogliendo oro e gemme e immolandoli presso gli Altari delle Sentinelle, sbloccando perk aggiuntivi per armi e scudo. Ad esempio, l’abilità Cascade della doppietta al plasma permette di estendere gli effetti elettrificanti del fucile a più nemici, mentre il potenziamento Jolt del guanto d’arme infligge danni maggiori ai nemici folgorati. Il sistema delle Rune, non attivo nella build testata, dovrebbe associare effetti aggiuntivi all’utilizzo dello scudo, mentre lo Slayer potrà aumentare i valori di salute e armatura stritolando i cuori di avversari particolarmente feroci.
Questi demoni sono pericolosi per via della loro resilienza, che richiede di comprometterne il morale eliminando orde di gregari. Nonostante il design dei miniboss sia simile a quello delle controparti base, la varietà delle legioni infernali e la cura nella caratterizzazione estetica e funzionale di ogni abominio sono apprezzabili. L’equilibrio tra un maggior numero di proiettili sparati dai nemici e il raggio d’azione più limitato degli attacchi dello Slayer crea situazioni nelle quali The Dark Ages ricorda il suo predecessore, The Ultimate Doom, presentando elementi tipici dei “bullet hell” che si integrano bene con un sistema di movimento meno veloce ma ben congegnato, che si basa sullo “strafe shooting”.
L’armonia tra elementi consolidati e innovazioni è uno degli aspetti più pregevoli, un concetto che si estende anche alla progettazione dei livelli, che propone sia percorsi lineari che vasti campi di battaglia, nei quali l’esplorazione assume un ruolo più significativo e si trovano obiettivi opzionali.
La configurazione più aperta della mappa non genera contrasti con il sistema di combattimento, ma, al contrario, enfatizza l’importanza della gestione del posizionamento tattico e della piena comprensione delle abilità distintive del protagonista.
Resta comunque da valutare se tutte le sezioni “open world” della campagna saranno altrettanto riuscite e se la loro distribuzione sarà calibrata con attenzione per non alterare l’armonia del ritmo di gioco.
Le sezioni migliori di questa porzione di gioco si rivelavano quando, dopo aver toccato terra su una nave, il controllo ritornava allo Slayer, con lo scopo di distruggere il nucleo energetico della struttura.
Il successo finale del gioco dipenderà principalmente dalla bontà delle sequenze di sparatutto più classiche, che per ora non evidenziano particolari problemi.
Doom: The Dark Ages darà il via all’utilizzo dell’ottava versione dell’id Tech, uno dei motori grafici più rinomati del settore.
Non tutto funziona alla perfezione ma l’id Tech 8 già brilla
In sintesi, Doom: The Dark Ages si presenta come un capitolo ibrido, con l’intenzione di rinnovare il genere, proponendo un’esperienza di gioco dinamica, immediata, ricca di adrenalina e coinvolgente, in grado di entusiasmare il giocatore con una sfida che si adatta ai tempi correnti.
Lo scudo permette di bloccare un certo numero di colpi, ma può essere utilizzato come un’arma da lancio e persino per saltare addosso a un nemico.
Per quanto concerne le difese corazzate dei demoni, di solito saranno protette da protezioni che dovranno prima essere surriscaldate tramite i proiettili e successivamente mandate in frantumi scagliandovi contro lo scudo.
La demo disponibile era suddivisa in quattro parti: la sezione iniziale del gioco con funzione di tutorial, una piccola parte di uno dei livelli in cui si poteva pilotare l’Atlan, una sequenza in cui era possibile testare il gameplay a bordo del drago alato e, infine, una delle mappe più estese del gioco, dove si aveva la libertà di muoversi per svolgere le attività secondarie.
L’attenzione alla narrazione è uno degli elementi innovativi più rilevanti di The Dark Ages, che dovrebbe introdurre una vera e propria trama, arricchita da scene d’intermezzo, personaggi secondari e soprattutto da un arco narrativo ben definito, con un antagonista dotato di senso logico e un’evoluzione del protagonista nel corso della campagna.
Il vero spirito di DOOM riemergeva nella sequenza finale della demo, la più lunga e intensa, dove tutte le dinamiche di combattimento apprese in precedenza potevano essere messe alla prova in un ambiente vasto e soprattutto non vincolato.
The Dark Ages alternerà livelli più labirintici e angusti a zone molto più spaziose e aperte, quasi a simulare mappe di tipo open world in cui, oltre all’obiettivo principale da portare a termine, il giocatore avrà la possibilità di affrontare una serie di attività secondarie utili per ottenere le risorse fondamentali per il potenziamento dello Slayer e del suo equipaggiamento offensivo.
C’è una grande quantità di elementi che si muovono sullo schermo, ma gli scenari non sono mai eccessivamente estesi o ricchi di effetti particellari, il che dovrebbe consentire di avere sempre sotto controllo il carico di rendering, garantendo un risultato eccellente in termini di input lag e velocità dell’azione.
I nostri consigli
In conclusione, Doom: The Dark Ages si preannuncia come un titolo promettente, capace di unire la frenesia e l’adrenalina tipiche della serie con un’ambientazione inedita e un gameplay rinnovato. L’introduzione dello scudo e delle armi corpo a corpo aggiunge profondità al sistema di combattimento, mentre la varietà di nemici e le opzioni di personalizzazione della difficoltà rendono il gioco accessibile sia ai veterani che ai neofiti. Tuttavia, alcune sezioni, come quelle a bordo dell’Atlan e del drago alato, sembrano meno riuscite e potrebbero allontanare il titolo dall’esperienza viscerale tipica del franchise.
Per i gamer occasionali, un consiglio è quello di iniziare con un livello di difficoltà più basso e di familiarizzare con le meccaniche dello scudo, che rappresenta un elemento chiave per la sopravvivenza. Per i gamer esperti, invece, la sfida sarà quella di padroneggiare le combo e di sfruttare al massimo le sinergie tra le diverse armi e abilità. Un’ulteriore nozione per i gamer esperti è quella di sperimentare con le opzioni di personalizzazione della difficoltà, che permettono di creare un’esperienza di gioco unica e personalizzata.
Doom: The Dark Ages ci invita a riflettere su come il gameplay possa evolversi pur mantenendo intatta l’essenza di un franchise iconico. La combinazione di elementi classici e innovativi rappresenta una sfida interessante per gli sviluppatori, che dovranno trovare il giusto equilibrio per soddisfare le aspettative dei fan e attirare nuovi giocatori. Resta da vedere se il gioco finale sarà all’altezza delle promesse, ma le premesse sono sicuramente incoraggianti.
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